
INSONNIA E ALIMENTAZIONE
La malattia renale cronica (MRC) è una condizione di alterata funzione renale che persiste per più di 3 mesi. I dati epidemiologici derivati dalla National Health and Nutrition Examination Survey III (NHANES III) dimostrano che la MRC è una patologia molto diffusa nel mondo, con una prevalenza crescente nella popolazione generale. Si tratta di dati allarmanti, che destano molta preoccupazione, anche tra i Paesi dell’Unione Europea. Questo fenomeno è osservato uniformemente a livello mondiale e si stima che circa il 10% della popolazione, sia dei paesi sviluppati sia di quelli in via di sviluppo, sia affetto da MRC, nella maggior parte dei casi misconosciuta. In Italia la prevalenza di MRC è del 7,5% nei maschi e del 6,5% nelle femmine. I motivi di questo incremento “epidemico” sono molteplici e sono legati all’invecchiamento della popolazione e ad una maggiore attenzione posta alla diagnosi di tale patologia, facilitata dalla disponibilità di strumenti diagnostici semplici, affidabili e di basso costo. Anche lo stile di vita influisce: l’aumentata prevalenza di situazioni critiche (diabete mellito di tipo 2, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica, obesità, dislipidemia) è, infatti, correlata all’insorgenza di questa patologia.
Inoltre, un’insufficienza renale può indurre la comparsa di fattori patogeni (anemia, resistenza all’insulina, iperattività simpatica, iperuricemia, alterazioni del metabolismo calcio/fosforo) in grado di amplificare il danno vascolare e/o metabolico. I pazienti con MRC hanno un rischio cardiovascolare 10‑20 volte maggiore rispetto alla popolazione generale, così come il paziente con malattia cardiovascolare ha un aumentato rischio di sviluppare la MRC. La relazione tra malattie cardiache e MRC è un processo a due vie (sindrome cardio‑renale): l’insufficienza renale provoca morbilità cardiaca e l’insufficienza cardiaca provoca disfunzione renale.
La MRC è, dunque, una condizione clinica particolarmente pericolosa per i seguenti motivi:
- Può essere il preludio allo sviluppo dell’End Stage Renal Disease (ESRD), cioè lo stadio finale della malattia renale (dialisi e il trapianto costituiscono i trattamenti di prima scelta, in questi casi);
- Amplifica il rischio di complicanze cardiovascolari.
La malattia renale cronica rappresenta, quindi, una crescente sfida di salute pubblica e si deve avvalere ed avvantaggiare di tutte le strategie di prevenzione delle MCNT (Malattie Croniche Non Trasmissibili). In particolar modo è importante sia la prevenzione primaria, tramite interventi diretti alla modificazione dei fattori di rischio, sia la prevenzione secondaria, con l’identificazione precoce della patologia, nella prospettiva dell’attuazione di misure di intervento multifattoriale, che includano modifiche dello stile di vita e interventi terapeutici specifici.
Il marcatore sensibile e precoce di danno glomerulare e infiammazione sistemica è rappresentato dall’escrezione urinaria di albumina (UAE), misurata tramite il rapporto albumina/creatinina urinaria (ACR).
Uno dei meccanismi centrali nella sua patogenesi è lo stress ossidativo, un processo che comporta la produzione eccessiva di radicali liberi, capaci di danneggiare il tessuto renale e compromettere la funzione endoteliale.
Gli antiossidanti alimentari — vitamine A, C, E, carotenoidi, zinco e selenio — sono in grado di modulare lo stress ossidativo e potrebbero, quindi, svolgere un ruolo protettivo nei confronti del danno renale.
Un recente studio ha valutato l’effetto protettivo degli antiossidanti nel danno renale.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 23.214 adulti (≥20 anni) statunitensi.
In particolar modo è stata valutata:
- L’associazione tra l’Indice Composito di Antiossidanti Alimentari (CDAI) e l’incidenza di escrezione urinaria di albumina elevata (UAE);
- La tempistica nell’assunzione di antiossidanti, in particolare durante la cena.
Il CDAI è stato calcolato sulla base dell’assunzione giornaliera di sei micronutrienti antiossidanti:
- Vitamina A
- Vitamina C
- Vitamina E
- Carotenoidi
- Zinco
- Selenio
L’assunzione è stata suddivisa per momento del pasto: colazione, pranzo e cena.
L’UAE elevata è stata definita da un ACR > 30 mg/g.
PRINCIPALI RISULTATI EMERSI:
- Associazione generale: un CDAI complessivamente più alto è risultato associato a una minore probabilità di escrezione urinaria di albumina elevata;
- Effetto del momento di assunzione: il consumo serale di antiossidanti (a cena) ha mostrato la più forte associazione inversa con l’UAE, mentre l’assunzione durante la colazione o il pranzo non ha evidenziato relazioni significative;
- ΔCDAI (cena – colazione): una differenza positiva, ossia un CDAI più alto a cena rispetto alla colazione, è inversamente associata a UAE, suggerendo un vantaggio legato alla distribuzione serale dei nutrienti antiossidanti;
- Effetto del BMI: nei soggetti con obesità (IMC ≥ 30), l’associazione protettiva tra CDAI e UAE risulta attenuata, indicando una possibile resistenza metabolica all’effetto antiossidante in condizioni di infiammazione cronica.
Questi risultati dimostrano:
- Un’alimentazione ricca di vitamine antiossidanti e minerali essenziali contribuisce a ridurre lo stress ossidativo sistemico, con possibili benefici sulla salute renale e cardiovascolare;
- Importanza della “crono-nutrizione”: il maggiore effetto protettivo associato al consumo serale di antiossidanti suggerisce che i ritmi circadiani possano modulare l’assorbimento e l’efficacia dei nutrienti. Durante le ore notturne, infatti, l’organismo attraversa fasi di maggiore attività riparativa e riduzione del flusso ematico renale, contesto in cui il supporto antiossidante può essere più efficace nel contrastare i danni da stress ossidativo.
E’, dunque, importante seguire un’alimentazione sana e variegata, che tenga conto di alcuni punti cardine della nutrizione clinica moderna:
- Assumere un adeguato apporto giornaliero di antiossidanti, attraverso una dieta varia con frutta, verdura, frutta secca e cereali integrali;
- Considerare la distribuzione dei micronutrienti durante la giornata, privilegiando pasti serali ricchi di alimenti antiossidanti (es. verdure a foglia verde, agrumi, pomodori, semi oleosi, pesce azzurro);
- Prestare particolare attenzione al peso, infatti nei soggetti con obesità o rischio metabolico l’efficacia protettiva può essere ridotta.
La crono-nutrizione, inoltre, assume un ruolo chiave, come parte di un approccio funzionale alla prevenzione della MRC.
In conclusione, sia la quantità sia la tempistica dell’assunzione di antiossidanti alimentari influenzano la funzione renale, misurata tramite l’escrezione urinaria di albumina. Consumare antiossidanti, soprattutto nelle ore serali, potrebbe offrire una protezione renale più efficace, probabilmente attraverso meccanismi legati ai ritmi circadiani dello stress ossidativo e dell’infiammazione.
Queste evidenze rafforzano l’importanza di un approccio nutrizionale integrato, basato non solo su cosa e quanto mangiamo, ma anche su quando lo facciamo.
Bibliografia : Hangxu Li, Jingping Ge, Wenhui Tong et al.
Fonti : Front Immunol. 2025 Sep 23;16:1607456. doi: 10.3389/fimmu.2025.1607456

